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Biografia/ Biografie

Vincenzo Noja

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SINTESI DEL PERCORSO FORMATIVO - SPIRITUALE

1- Fin dall'adolescenza, Vincenzo, segue un percorso personale di realizzazione spirituale fondato su due interrogativi simili: perchè viviamo e qual'è lo scopo della vita;

2- Pratica regolarmente la meditazione da oltre venticinque anni sotto la guida di qualificati Maestri;

3- Per diversi anni ha studiato la Filocalia e ha praticato la Preghiera del cuore sotto la guida di esperti monaci esicasti (v.sotto: "Il Cammino spirituale");

4- Successivamente, intraprende il sentiero interiore buddhista ed è attualmente impegnato nello studio sistematico della filosofia e della pratica buddhista presso l'Istituto internazionale Lama Tzong Kapha (Pomaia-Pisa);

5 - Dopo un corso intensivo di formazione, è stato abilitato e autorizzato (con certificazione) all'insegnamento della meditazione e dei punti basilari del pensiero spirituale buddhista (Dharma) secondo la tradizione  tibetana. Il docente è stato il monaco tibetano Tenzin Kalden, residente in Svizzera, il quale è Maestro di meditazione e docente di psicologia e filosofia buddhista (con il titolo di: Lharampa);  

6 - Da molto tempo Vincenzo conduce studi e ricerche sulla spiritualità e la mistica comparata, di cui ha al suo attivo trentadue pubblicazioni presso diversi Editori italiani;

7 - Frequenta alcuni ritiri individuali e seminari (sul Dharma) ogni anno;

8 - Conduce corsi completi e ritiri nel contesto della mistica e della spiritualità comparata (sotto il titolo: MISTICA REALIZZATIVA- vedi la Sezione: Corsi di meditazione)

I Corsi di meditazione condotti da Vincenzo si basano su tre grandi tradizioni contemplative (che in effetti  hanno molte similitudini nella pratica): Cristianesimo apofatico ed esicasta (via negativa); Advaita Vedanta; Buddhismo tibetano e Chan (Zen). 

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IL CAMMINO SPIRITUALE E IL PERCORSO DI MEDITAZIONE

Vincenzo ha dedicato la sua vita alla ricerca della realizzazione interiore e al cammino verso l'illuminazione.
Stimolato da alcune precedenti esperienze interiori, inizia il difficile viaggio spirituale verso la "Verità ultima". Strumenti del suo cammino sono: il comportamento etico, per quanto possibile, la regolare pratica della meditazione, lo studio e la contemplazione dei testi mistici interreligiosi. Nel 1989, accanto alla pratica della meditazione e della contemplazione, inizia a pubblicare i frutti delle sue ricerche circa la mistica (Il percorso di autore, traduttore e curatore è esposto nelle pagine seguenti, con l'elenco dei testi finora pubblicati).
Egli non scrive nulla di nuovo, tanto meno intende dare insegnamenti, semplicemente rielabora e commenta i testi dei Maestri spirituali (che più lo toccano da vicino) affinché possano aprire la mente e il cuore dei lettori alla realizzazione interiore.  

Infine, il viaggiatore sulle vie del Tempo arriva alle frontiere dell’eternità. Drappeggiato nel simbolo caduco dell’umano, sente la sostanza del suo sé imperituro e perde la sua affinità con lo stato mortale. Un raggio dell’Eterno colpisce il suo cuore, il suo pensiero s’allarga nell’infinitudine; tutto in lui si volge all’immensità dello spirito.
(Sri Aurobindo, Savitri, I, 1,3)

Poiché noi andiamo cercando l’Uno e scrutiamo il principio di tutte le cose, cioè il Bene e il Primo, non dobbiamo cadere nelle cose ultime ma dobbiamo elevarci, svincolandoci dalle cose sensibili che sono le ultime e da qualunque malizia”. 
(Plotino, Enneadi 6,9,3).

Per alcuni anni, dopo l'iniziazione, pratica regolarmente la Meditazione Trascendentale e l' Hatha Yoga, ma poi,  sempre più proteso verso la ricerca della Verità come unico bene, sente l'esigenza interiore di unirsi a Dio; per questo motivo inizia un lungo percorso di pratica spirituale della mistica e della fede cattolica, guidato dai padri Gesuiti di Amburgo.
Nel 2000 si avvicina alla pratica esicasta della preghiera del cuore (o di Gesù), sotto la guida di alcuni  monaci esperti e qualificati sacerdoti cattolici e ortodossi, come lo starez svizzero padre Basilio Grolimund e padre Elia Citterio dei Fratelli contemplativi di Gesù (Capriata d’Orba/Genova).
Per più di un decennio pratica intensamente la preghiera del cuore (o di Gesù), tanto da divenirne un esperto e, qualche volta, l’insegna anche agli altri. Da quest'esperienza cura l'edizione italiana del libro dello Schimonaco Ilarion, "Diario sulla preghiera di Gesù", pubblicato nel 2010 dalle Edizioni Paoline.  

Mediante la continua purificazione interiore per mezzo della preghiera esicasta inizia a sperimentare il silenzio profondo nell'intimo del cuore e la calma mentale.
Immerso in questa esperienza fondamentale, viene convinto da un gesuita indù che il Signore Gesù Cristo è il Sè interiore. Così si accosta agli insegnamenti della tradizione indù delle Upanishad e dell’Advaita Vedanta. Viene ispirato dagli scritti dei grandi saggi Ramana Maharshi e Sankara, in ultimo dalle opere del grande advatin e filosofo occidentale Raphael.
La lettura meditativa dei due volumi sull’insegnamento di Ramana Maharshi e “Autorealizzazione”di Sankara, a cura di Raphael, lo convincono che la pratica giusta da seguire è la “Via regale della realizzazione”, ossia quella del sentiero Advaita Vedanta.

Il continuo trovarsi con un solo contenuto di pensiero, escludendo tutti gli altri, è chiamato niyama. Ciò che rappresenta la suprema beatitudine è praticato regolarmente dal saggio...”

(Samkara, Autorealizzazione, a cura di Raphael, Roma 1995, p. 64).

Dalla meditazione della tradizione Advaita, Vincenzo pubblica una raccolta di versi contemplativi nel volumetto “Echi dal profondo”(si veda più avanti, nella sezione "pubblicazioni").

p.anthony.jpg P. Anthony

Nel 2008 incontra ad Assisi Padre Anthony Elenjimittam, conosciuto come "l’apostolo itinerante dell’unione delle religioni".  Padre Anthony, indiano, si fa frate e sacerdote domenicano e per anni vive con protestanti, buddisti, teosofi, indù, lamaisti, parsi, theravadin. Egli aveva ricevuto il mandato, dal Mahatma Gandhi prima, e da Papa Giovanni XXIII poi, di operare per la mutua comprensione di tutte le religioni. Infatti viaggiava frequentemente in tutto il mondo per diffondere il messaggio che la spiritualità è figlia di tutte le religioni e la religione è una sola: quella del cuore. Le sue numerose pubblicazioni sull’induismo, il buddhismo, il cristianesimo sono tradotte in più lingue.

Toccato dal messaggio, dalla schietta sincerità e dall'esperienza del vecchio e saggio Maestro, Vincenzo si sottopone volentieri al suo insegnamento, che si rivelerà molto fruttuoso per la sua esperienza spirituale.Ne nasce infine un volume antologico circa l' opera di P. Anthony, con acclusa una lunga intervista-testimonianza. INTERVISTA A PADRE ANTHONY  (2009)

Dopo il trapasso del Maestro Anthony nella Luce della beatitudine, avvenuto il 5 ottobre del 2011, Vincenzo continua il cammino di ricercatore solitario. Ma nello stesso anno, anche grazie agli insegnamenti e agli incontri con P. Anthony, estende il campo della sua ricerca fermandosi nell'insegnamento di Saggezza del Risvegliato, il Buddha; in modo particolare nei suoi sublimi Discorsi.

È l’ultima tappa perchè esso riempie ogni cosa. In questi insegnamenti Vincenzo trova la sintesi e il completamento del suo percorso interiore.
Si immerge, quindi, con determinazione e sforzo gioioso nello studio e nella pratica del Buddhismo Mahayana e Theravada, focalizzando il campo d'interesse sopratutto sulla meditazione del calmo dimorare (Shamatha) e quella di Visione profonda (Vipassana), nonchè la contemplazione delle otto rettitudini e delle sei paramita (perfezioni). Scopre e viene attratto dal Buddhismo pratico e contemplativo, escludendo i rituali e le formule. Nella sua pratica di studio e di addestramento mentale egli include e integra sia alcuni insegnamenti Theravada, Mahayana, Dzogen e Mahamudra.
Egli sperimenta che, nel Buddhismo, tutto diventa vivente e pieno di Luce; praticando il suo insegnamento Gesù Cristo e il Vangelo diventano palpitanti di gioia nell'intimo del cuore, in particolar modo quando il Signore implora così il Padre suo: "Padre perdona coloro che non sanno quello che fanno" e san Paolo dice: "Se non avete la carità non siete nulla!". Infatti nel Buddhismo la massima pratica è quella della boddhicita, ossia la grande compassione verso tutti gli esseri umani, gli animali, la natura e tutte le cose . Un vero praticante buddhista deve prefiggersi due scopi principali: raggiungere il Nirvana (La liberazione dai legami dell'esistenza illusoria, il "Samsara") e l'illuminazione finale. Durante il cammino spirituale si esercita nelle azioni del Bodhisattva (per raggiungere la boddhicita: la grande compassione verso tutti gli esseri senzienti) e nella pratica della Saggezza suprema. Con la meditazione del Sutra del Cuore della Saggezza si apprende l'essenza degli insegnamenti del Buddha e si pratica così per tutta la vita terrena e in quelle che verranno:  

Sutra del Cuore della Saggezza Suprema

Il Sutra del Cuore della Saggezza Suprema è uno dei sutra più importanti nella tradizione zen e più recitati nei monasteri. Il suo messaggio, ridotto ai minimi termini, è: tutto è vuoto, realizzando questa verità interiormente, si è liberi, illuminati, si è al di là dell'illusione.
Ecco il testo:

Il bodhisattva Avalokitesvara praticava la profonda Prajnaparamita [la saggezza suprema].
In quel momento egli percepì che tutti e cinque gli skandha sono vuoti
e fu liberato da tutta l'angoscia e la sofferenza.
Oh Shariputra, la forma non è altro che vuoto, il vuoto non è altro che forma;
ciò che è forma è vuoto, ciò che è vuoto è forma (il primo skandha);
ed è lo stesso per sensazione, percezione, formazione karmica e coscienza (gli altri quattro skandha).
Shariputra, tutte le cose sono vuote apparizioni.
Esse non sono nate, non sono distrutte, non macchiate, non pure;
non aumentano né decrescono.
Perciò, nella vacuità non c'è forma, né sensazione, né percezione, né formazione karmica, né coscienza;
né occhi, orecchie, naso, lingua, corpo, mente;
né forma, suono, odore, gusto, tatto, oggetti;
né c'è un regno del vedere,
e così via finché giungiamo a nessun regno della coscienza;
non vi è conoscenza, ignoranza,
né fine della conoscenza, né fine dell'ignoranza,
e così via finché giungiamo a non ci sono vecchiaia e morte;
né estinzione di vecchiaia e morte;
non c'è sofferenza, karma, estinzione, Via;
né saggezza, né realizzazione.
Dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un bodhisattva.
Poiché ci si è interamente affidati alla Prajnaparamita,
la mente è priva d'ostacoli;
dal momento che la mente è priva d'ostacoli,
non si conosce paura, si è ben oltre tutto il pensiero illusorio,
e si raggiunge il Nirvana definitivo.
Poiché tutti i Buddha
del passato, del presente e del futuro
si sono interamente affidati alla Prajnaparamita
essi conseguono la suprema illuminazione.
Perciò sappi che la Prajnaparamita è il grande mantra,
il mantra più alto,
il supremo incomparabile mantra,
capace di placare tutta la sofferenza.
Questo è vero.
Non è falso.
Perciò io esclamo il mantra della Prajnaparamita,
esso dice:
Gate, gate, paragate, parasamgate, bodhi, svaha!
(andato, andato, andato all'altra sponda, completamente sull'altra sponda, benvenuto risveglio!).

Grazie all'amorevole assistenza del Maestro tibetano, Geshe Pema Samten (CENTRO DEL BUDDHISMO TIBETANO DI AMBURGO) e di alcuni monaci e monache qualificate del Sangha (Suprema assemblea di praticanti sinceri), il cammino di Vincenzo verso la Luce diventa più spedito, anche grazie alla pratica della meditazione quotidiana e di alcuni periodici ritiri solitari nella "Casa di meditazione Semkye Ling" (Germania settentrionale), al Centro ritiri "Milarepa" e altrove. Naturalmente con tutti gli ostacoli e la lotta interiore non tanto facile da superare. Attualmente egli ha completato dieci moduli di studio sistematico di filosofia e pratica buddhista presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa) e frequenta alcuni corsi di Shamatha e Vipassana in Germania e in Italia (Centro Kushi Ling di Arco).
Dal 2012 conduce egli stesso ritiri di meditazione contemplativa e analitica di "quiete mentale", per realizzare la purificazione della mente e la consapevolezza interiore, nell'ambito della tradizione mistica e spirituale buddhista e interreligiosa. È un percorso sistematico realizzativo con elementi del Dharma Buddhista, respirazione e facili esercizi fisici.

Dal 2013 Vincenzo ha conosciuto il Maestro Tenzin Kalden, che è un Monaco Lharampa tibetano

(Lharampa è un titolo delle università tibetane equivalente al nostro: dottore, professore di teologia e psicologia buddhista) della Scuola Gelug (Mahayana). Con lui ha intrapreso un Corso biennale intensivo di formazione e qualificazione per insegnanti di meditazione. Dopo diverse ore di addestramento e di lezioni teoriche e pratiche, dopo il superamento degli esami (ottobre 2015), riceve dalle mani del Maestro il certificato di abilitazione con il titolo:"Insegnante di meditazione secondo la tradizione buddhista tibetana".

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In seguito al suo percorso di pratica e di studio Vincenzo ha curato e pubblicato recentemente il volume: "La saggezza del Buddhismo, il sentiero dell'Illuminazione" (edizioni Paoline) con prefazione di Mario Thanavaro (ex abate del Monastero buddhista di tradizione Theravada "Santacittarama").

Tutte le tradizioni spirituali come il Buddhismo e il Cristianesimo, hanno una sola meta: ispirare le persone di buona volontà a scoprire dentro di sè l'amore, la compassione e la saggezza, realizzando "il risveglio interiore", "il Nirvana", ossia la grande pace e la fine di ogni sofferenza. Nel buddhismo si insegna sopratutto che tre veleni principali affliggono l'uomo: l'ira, l'attaccamento e l'ignoranza; da essi bisogna necessariamente purificarsi e liberarsi per poter avanzare verso la Luce, realizzare la Verità ultima e l'illuminazione per il proprio bene e per il bene di tutti gli esseri senzienti.